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L’Azione Cattolica Italiana della diocesi di Terni Narni Amelia organizza per martedì 31 gennaio 2012 alle ore 18,00 presso la sede diocesana in Terni in Via Barbarasa 8 un incontro di discernimento comunitario sul tema:

Le responsabilità dei cattolici nella nuova fase politica

Introdurrà il dr. Giorgio Armillei

Aggiorneremo la discussione avviata nei mesi scorsi e avremo occasione di affrontare anche temi di più stretta attualità.

Vi invitiamo a partecipare e a diffondere questo invito

All’interno di un progetto che vuole far ricominciare l’Azione Cattolica nella Diocesi di Spoleto-Norcia

Sabato 21 Gennaio 2012 alle 17,00 presso la Casa di Accoglienza San Ponziano a Spoleto
ci sarà un incontro con il presidente nazionale Franco Miano.
L’invito a partecipare è rivolto a tutti, anche non residenti nella diocesi di Spoleto-Norcia.

Camposcuola Educatori

“Che io Veda di nuovo! Uomini che salgono, Cristiani che scendono” che si terrà a Preci nei giorni 2-5 gennaio 2012.

Gli arrivi sono previsti per il 2 tra le 16,00 e le 16,30 in modo di iniziare, dopo essersi sistemati e presentati, per le 17,00; le partenze invece sono previste per il 5 dopo pranzo e dopo aver sistemato l’abbazia che ci ospita.

Quota di partecipazione: Euro 75.

volantino campo educatori 2012

scheda iscrizione campo regionale

Link Versione in PDF (genitori_festa-ciao_-umbria_2011)

Festa regionale del Ciao – Orvieto 16/10/2011

Ogni generazione vive nella propria storia di vita fasi di crisi sociali più o meno gravi.

Possiamo tranquillamente affermare che quella attuale è una crisi molto grave, perché è una crisi valoriale, da cui discende poi la crisi politica, istituzionale, economica del nostro Paese, in cui la precarietà non è solo lavorativa, ma è fatto costitutivo della vita quotidiana (nuove fragilità emergenti) che sicuramente ci impone domande nuove.

A tutto ciò si aggiunge una immagine nuova del mondo; nuove aree del mondo si affermano e nuovi continenti avanzano come ad esempio la cosiddetta “Cindia” (Cina + India) dove vive più della metà della popolazione del mondo, in forte espansione economica, oltre che demografica, che dunque non potrà non avere influenza decisiva sull’intero pianeta. Questa situazione decisamente nuova – dopo molti secoli nel corso della storia, si affermano realtà politiche e culturali non impregnate di cristianesimo – mette in discussione la nostra tradizionale visione del mondo. Anche questo ci pone nuove domande.

La crisi italiana ha messo in discussione i valori portanti del vivere comune, dove vengono proposti modelli di vita antisolidali e anticomunitari e che attingono invece a visioni di vita permeate da qualunquismo, onnipotenza, narcisismo, individualismo, egoismo, immoralità…..tutti aspetti negativi che mettono in serio pericolo non solo la vita dentro la comunità civile, ma la stessa vita del cristiano e della Chiesa. Si tratta di aspetti antievangelici che si insinuano in maniera subdola, indolore, come virus, nella vita delle persone scatenando poi difficili patologie dure da debellare e che mettono in pericolo, tra gli altri, valori come la famiglia, la comunità, l’amicizia, la solidarietà, la gratitudine e la gratuità.

Siamo in emergenza dunque, soprattutto se guardiamo ai nostri figli…..per il cui bene forse ora ci viene richiesto un surplus di attenzione per la loro crescita: ora più che mai occorre unire più forze possibili e stringere una sorta di patto educativo - famiglia e chiesa, famiglia e AC (che per sua natura ha come obiettivo proprio la formazione e dunque l’educazione) per fargli scoprire la bellezza e la fatica dello stare insieme, dell’amicizia, dell’ascoltarsi, dell’essere solidali gli uni verso gli altri, della condivisione; la bellezza ma anche la fatica di una esperienza di vita che nasce dall’incontro personale, in famiglia ed in gruppo, con Gesù, per loro Amico speciale che guida le loro scelte di bambini oggi, ma di ragazzi, di giovani e di adulti domani. Occorre un patto che ci metta tutti in “cordata” per “puntare in alto”, arrivare con grande fatica in cima al monte, fino a quando, al di là dell’ultima roccia, un orizzonte nuovo e sconfinato riempie i nostri occhi e i nostri cuori. È un compito difficile, perché si tratta di una grande responsabilità, la responsabilità di annunciare il Vangelo: è un compito arduo perché coinvolge contemporaneamente la nostra relazione con Dio, con il prossimo e col mondo. Siamo infatti responsabili di fronte a Dio al quale rispondere, responsabili del prossimo di cui rispondere, responsabili per il mondo per cui rispondere (tre poli irriducibili della responsabilità biblica). Ma non dimentichiamo che si tratta di una responsabilità che discende da Dio, l’Alterità per eccellenza che si fa prossimità per amore e chiama ogni uomo a farsi prossimo per e con lo stesso amore (shema Israele: la legge del Sinai).

A questo punto, come afferma Lévinas, assistiamo all’instaurazione di una relazione con l’altro del quale io sono responsabile sempre e dovunque indipendentemente da ogni previo legame e dalla sua stessa reazione di accoglienza o di rifiuto.

Dunque una responsabilità che si declina come priorità dell’altro sull’io e che può essere caratterizzata sinteticamente da tre aggettivi qualificanti:

a – singolare: una responsabilità che nasce solo nel momento in cui avviene l’incontro interpersonale tra l’io e l’altro;

b – puntuale: una responsabilità che si esercita nell’ambito delle singole alterità, cioè quelle che incontro di volta in volta;

c - indeclinabile: la responsabilità non può essere scaricata su niente e su nessuno, né su determinismi naturali o storici, né su Dio, né sul demonio.

Responsabilità, allora, come risposta a Dio che significa rispondere “sì” al Suo Amore; la risposta a questo Amore vuol dire rispondere dell’altro che Dio mi affida e che di volta in volta incrocia il mio cammino; infine risposta di fronte al mondo che rappresenta l’amore creatore che proviene all’uomo da Dio.

Si tratta dunque di educazione alla fede che per noi cristiani è connaturale dal momento in cui, ricevendo il Battesimo, entriamo a far parte della grande famiglia della Chiesa - Popolo di Dio - e nella consapevolezza di una fede adulta comprendiamo che siamo chiamati ad avere cura di ogni persona che incrocia il nostro percorso di vita.

Ma educare come! Dicevo poc’anzi che l’Azione Cattolica Italiana ha come finalità l’educazione umana e cristiana, è la scelta che sta all’origine di tutte le altre ed ora si interroga nuovamente dinanzi alla delicata transizione che sta investendo il Paese ed allora intende ribadire il proprio impegno formativo, svolto in migliaia di realtà parrocchiali e diocesane in tutte le regioni, avendo a cuore la costruzione di coscienze individuali orientate al bene comune. Anche in questa emergenza anziché rispondere con attività straordinarie l’AC si impegna sempre più consapevolmente con il proprio percorso formativo declinato per ogni età nell’ordinarietà della vita associativa dentro e fuori le parrocchie.

La famiglia da parte sua è il luogo privilegiato in cui i genitori sono i primi responsabili dell’educazione alla VITA dei propri figli, quando invece molto spesso accade che dopo il Battesimo, delegano questo delicato compito esclusivamente alla Comunità cristiana, non appena ciò sarà possibile.

E allora sarebbe molto interessante, oltre che compiere una esperienza edificante, che anche i genitori intraprendessero parallelamente ai loro figli, un percorso formativo che li aiuti non solo a stare accanto al cammino di crescita dei propri figli, ma soprattutto che offra loro, come singoli individui o in coppia, l’opportunità di riscoprire la propria fede per verificare e consolidare il fondamento della propria vita cristiana e cioè che è accaduto veramente che Gesù è morto e dopo tre giorni è risorto, questa è una Speranza, è la Speranza cristiana – cosa diversa dall’ottimismo - che ci anima tutti e ciascuno: in altre parole Educarsi per Educare. Occorre infatti saper individuare e poi porsi le domande fondamentali che la vita quotidiana ci impone e cercare di dare risposte, da soli o in un gruppo, alla luce dell’ascolto della Parola, quando il Vangelo con la sua forza ridimensiona tutto, ci mette davanti agli occhi solo l’essenziale. Per questo è importante per un adulto, oltre che genitore, inserirsi in un cammino di questo tipo dentro la comunità cristiana: non si tratta di essere indottrinati per diventare catechisti dei propri figli, ma di imparare a fare la scelta preferenziale di Gesù nella nostra vita, perché solo così diventeremo educatori alla VITA credibili.

Questo è ciò che per esempio da adulti si vive scegliendo di percorrere un cammino formativo spirituale e umano in AC che si svolge dentro la fraternità di un gruppo parrocchiale (o interparrocchiale), in cui i rapporti interpersonali sono al fondamento di ogni esperienza e l’accoglienza reciproca cancella ogni distanza, ogni differenza, ogni diffidenza. E quando il percorso si fa sempre più profondo, magari si scopre anche che siamo “chiamati” ad un servizio gratuito dentro la stessa comunità parrocchiale: offrire se stessi, il proprio tempo, la propria umanità come educatori in ac per trasmettere e far scoprire il dono prezioso della fede che il Signore riserva a ciascuno di noi.

E dunque riscopriamo e facciamo nostri proprio tutti e quattro gli elementi che i vostri ragazzi oggi si sono impegnati a cercare e a dargli un senso:

Il fuoco: è il calore di un focolare che crea familiarità, dunque è unione intesa come “fraternità” che viviamo in famiglia ma anche nella comunità cristiana, in AC attraverso la vita di gruppo o nella comunità civile al lavoro, nella politica o nei semplici rapporti interpersonali

La torcia : strumento imprescindibile che ci permette di “fare luce” quando tutt’intorno è buio, di vedere bene e dare un nome alle cose, alle esperienze, e scoprire l’essenziale. È l’esercizio che noi chiamiamo discernimento

La mappa: ascolto della Parola che orienta la vita verso Gesù

La borraccia: preghiera che, sempre e in particolare nei momenti di arsura, rinfresca e cura il nostro rapporto con il Signore.

L’ACR con i ragazzi concorre a fare tutto questo: a tenere gli occhi aperti su ogni ragazzo, tiene conto delle esigenze di tutti e di ciascuno, tiene conto dei loro desideri, delle loro speranze, ma anche delle loro delusioni e, attraverso la Compagnia e l’amicizia di Gesù, facciamo comprendere loro che Gesù entra nelle loro vite dando senso ad ogni tipo di esperienza. Tutto questo si esplicita in un itinerario formativo che sa leggere tutta la realtà dei ragazzi nella sua interezza, nei loro ambiti di vita, nelle loro giornate per poter educare ad interpretare il vissuto quotidiano alla luce della Parola. I ragazzi oggi non hanno molti spazi in cui raccontarsi, in cui elaborare il significato che danno agli eventi e alle situazioni che vivono. L’Acr sarà proprio quel luogo in cui i ragazzi imparano che Dio ha un amore talmente grande tanto da accogliere ciascuno nel suo cuore. Questo insegna il Vangelo e questo è il compito di un educatore: avere gli occhi attenti capaci di trasmettere un po’ di quell’amore infinito del Padre.

Inoltre gli fa conoscere il valore della comunità cristiana in cui sono inseriti, a fargli amare la propria Chiesa locale ed essere a loro volta accoglienti con tutti coloro che si aggiungono strada facendo.


Azione Cattolica Italiana, a cura di, Un passo oltre. Sogni desideri progetti. Ed Ave, 2011

Cfr. Educare alla vita buona del vangelo - Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020

Carmine Di Sante, Responsabilità. L’io per l’altro

LG al n. 31

Azione Cattolica Italiana, a cura di, Sulle strade dei cercatori di Dio. Ac e primo annuncio, Ed. Ave, 2011

Ibidem

Categoria: comunicazioni

logotraccedipace_0Il prossimo 24 settembre ad Assisi vivremo un incontro-pellegrinaggio dei giovani di Azione cattolica. Condividiamo con voi il senso e il valore di questo momento associativo, oltre che alcune informazioni tecniche.

Il 27 ottobre 1986, Giovanni Paolo II riunì ad Assisi i rappresentanti di tutte le grandi religioni del mondo per pregare insieme per il dono della pace. Il 4 ottobre dello stesso anno, i giovani di Ac si riunirono ad Assisi in preparazione a quell’evento, come pellegrini di pace.

Quest’anno Benedetto XVI ha annunciato di voler solennizzare il 25° anniversario dello storico incontro. In occasione di tale ricorrenza, il Santo Padre ha convocato per il 27 ottobre prossimo una giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace nel mondo, recandosi pellegrino nella città di San Francesco e invitando nuovamente ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà.

I giovani di Ac non possono mancare anche questa volta. Recandoci come pellegrini ad Assisi vogliamo dire la nostra vicinanza a Papa Benedetto e assicurarGli la nostra preghiera unita ad un generoso e quotidiano impegno per la pace. “Tracce di pace. Giovani di Ac per un cammino di libertà” sarà lo slogan che accompagnerà il nostro incontro-pellegrinaggio.

Tale incontro vuole essere un segno della presenza e dell’impegno dei giovani di Ac. Infatti la partecipazione sarà limitata ad un massimo di seicento giovani, rappresentativi di tutte le diocesi italiane.

L’incontro inizierà alle 14.30 all’auditorium de La Cittadella di Assisi, con un momento di riflessione e confronto artistico-culturale sui temi della pace, del dialogo e della libertà religiosa, a tre voci:

  • S.E. card. Jean-Louis Tauran, Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (in attesa di conferma)
  • Padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa
  • Prof. Franco Miano, Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana.

Culminerà la sera con una veglia di preghiera nella Basilica di San Francesco, preceduta da una breve fiaccolata.
Ci raggiungeranno per la veglia serale i presidenti e gli assistenti diocesani di Ac, riuniti negli stessi giorni a Trevi per il tradizionale convegno di inizio anno, nel desiderio di condividere insieme questo particolare momento.

Inoltre, per chi partirà la domenica 25, alle 9.00 nella Basilica Inferiore potrà partecipare alla Celebrazione eucaristica presieduta da mons. Domenico Sigalini.

TUTTE LE INFORMAZIONI SU

http://giovani.azionecattolica.it/appuntamenti/vita-di-settore/incontro-%E2%80%93-pellegrinaggio-dei-giovani-di-azione-cattolica-%E2%80%93-assisi-24-s

Il 16/10/2011 si terrà ad Orvieto la Festa regionale ACR.

Nel pomeriggio è previsto anche un momento di incontro e formazione per i genitori.

In allegato trovate il volantino con tutte le informazioni.

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COMUNICATO STAMPA DELLA DELEGAZIONE REGIONALE DELL’AZIONE CATTOLICA DELL’UMBRIA.

La delegazione regionale dell’Umbria dell’Azione Cattolica invita a partecipare attivamente ai prossimi referendum del 12 e 13 giugno, esprimendo il proprio parere con senso di responsabilità e consapevolezza, consci che l’istituto referendario è un’autentica forma di democrazia diretta e, se disertata, per pigrizia o indifferenza, rischierebbe di far prevalere disimpegno, sfiducia, deresponsabilizzazione. Nello stesso tempo va rispettata la facoltà  di non  partecipare al voto se motivata da legittime e motivate aspettative di mantenimento delle norme soggette al referendum abrogativo.  Riteniamo che sia necessario informarsi in modo completo e senza lasciarsi irretire dalle diverse strumentalizzazioni politiche. Temi come l’acqua, l’energia nucleare, la giustizia sono di interesse comune e trattano aspetti centrali della vita del singolo e della comunità. Ogni credente, pertanto, nell’esprimere il suo personale voto di coscienza, è chiamato a discernere le soluzioni possibili alla luce dell’insegnamento del Vangelo e del magistero della Chiesa. A questo proposito, l’Azione Cattolica dell’Umbria, attraverso il proprio sito internet  (www.acumbria.it)  assicurerà pareri e materiali informativi in cui saranno rispettate le diverse posizioni. Crediamo inoltre che, in ogni caso, soprattutto per quanto riguarda l’acqua e il nucleare, ci debba essere una crescente attenzione dei cittadini  affinché la gestione delle risorse idriche ed energetiche sia la migliore possibile. Vorremmo, nel caso dell’acqua, un pubblico che funzioni evitando inutili e dannosi “baracconi” o privati che abbiano una seria competizione sia sull’economicità del servizio che sulla qualità dello stesso. Per quanto riguarda il nucleare, in ogni caso, il nostro Paese dovrebbe dotarsi di un piano energetico che indichi come trovare l’energia necessaria per il funzionamento del Paese e optare, in maniera decisa, per le forme meno inquinanti e più economiche, continuando il piano d’incentivi per le famiglie e le imprese che intendono dotarsi di impianti di produzione di energie rinnovabili.  Crediamo pertanto che, indipendentemente dall’esito dei referendum, sia grande l’esigenza di una cittadinanza attiva che tenga come unico punto di riferimento la Verità, evitando che la demagogia e l’ideologia prevalgano sulle legittime aspettative dei cittadini.

Categoria: comunicazioni

di Umberto Ronga*

Giugno, chiamati a referendum. Quattro quesiti: due (semplificando) sull’“acqua”, uno sul “nucleare” (ad oggi, mentre chiudiamo la rivista, ancora valido) e uno sul legittimo impedimento. In merito al terzo quesito, va comunque sinora precisato che il Parlamento è impegnato in queste ore nella conversione in legge del “decreto omnibus”, contenente, tra l’altro, le modifiche apportate in tema di centrali nucleari. Ciò imporrà alla Corte di Cassazione di valutare e decidere se, alla luce dell’intervento del legislatore sulla medesima materia, sopraggiungerà o meno l’inutilità del rispettivo quesito referendario, così come chiarito dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.
Tuttavia nella Gazzetta ufficiale dello scorso 4 aprile sono stati pubblicati i decreti del Presidente della Repubblica che indicono i quattro referendum popolari, fissati per i giorni di domenica 12 e lunedì 13 giugno. Le denominazioni che l’Ufficio centrale per il referendum ha formulato per ciascuno dei quesiti dichiarati ammissibili, sui cui i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi, sono le seguenti: 1) Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (abrogazione); 2) Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito (abrogazione parziale di norma); 3) Nuove centrali per la produzione di energia nucleare (abrogazione parziale di norme); 4) Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Quello in questione è un referendum di tipo abrogativo, indetto «per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali» (art. 75 Cost.). Si tratta di uno dei principali strumenti di democrazia diretta contemplati nel nostro ordinamento, mediante il quale ciascun cittadino può incidere in prima persona nell’esercizio dell’attività legislativa. In questo senso è spesso definito come uno strumento di “sussidiarietà civile”, appunto perché chiama i cittadini a una mobilitazione ausiliaria all’attività (e spesso all’inerzia) legislativa del Parlamento, anche sul presupposto di un possibile disaccordo tra coscienza pubblica e Parlamento. In tal senso si pronunciò anche un giovane costituente, Aldo Moro, intervenendo nel dibattito sul referendum abrogativo, allorché, in particolare, precisò che «ammettere il referendum significa ritenere appunto la possibilità di questo disaccordo, la possibilità diquesta minore comprensione da parte delle Camere nei confronti di una evoluzionedella coscienza pubblica».
Nonostante l’importanza anche simbolica del referendum, esso è tuttavia divenuto uno strumento sempre meno “funzionale” (almeno così com’è concepito tecnicamente), sia a causa della contingente difficoltà generale di mobilitazione dei cittadini in un clima di crescente disaffezione alla partecipazione civile e politica, sia a causa dello “spettro” che caratterizza questa tipologia di referendum: il quorum strutturale (o di validità), corrispondente alla maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto. Com’è noto, infatti, affinché la consultazione referendaria possa essere in primo luogo valida, è necessario che la metà più uno dei cittadini italiani aventi diritto al voto si rechi alle urne. E soltanto una volta raggiunta questa prima soglia, si potrà procedere al computo della maggioranza dei voti, dei “sì” o dei “no”, validamente espressi. Come infatti stabilisce la medesima Costituzione su questo punto, «la proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi» (art. 75).
Come si sa, però, l’esperienza non solo più recente in tema di referendum abrogativi è stata negativa, poiché l’alto tasso di astensione non ha consentito il raggiungimento della soglia minima di accesso, conducendo sistematicamente al fallimento delle iniziative referendarie, probabilmente anche a causa di un utilizzo inflazionato delle stesse. Ma questa constatazione è bene che non confonda: in un clima già difficile dal punto di vista della tenuta democratica del sistema istituzionale nel suo complesso, la soluzione che appare certamente meno plausibile è quella di limitare le occasioni di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica. Tutt’affatto. Ciò che invece occorre fare con urgenza è studiare come declinare tecnicamente gli strumenti di cui disponiamo per raccogliere le nuove sfide della partecipazione e soddisfare le domande, per alcuni versi inedite, che il cittadino elettore pone a un ceto politico troppo spesso autoreferenziale e incapace di offrire opportunità di ricambio.
Su questo tema, probabilmente, meriterebbe di svolgersi oggi una riflessione più ampia e complessa, che tenga in considerazione almeno tre profili, di cui in questa sede si dà soltanto un cenno: il primo, più generale, è legato alle nuove dinamiche della partecipazione politica in Italia, e in particolare al crescente tasso di disaffezione dei cittadini alla vita pubblica, andatosi registrando nel corso del tempo mediante la sistematica flessione del dato della partecipazione elettorale degli italiani, soprattutto alle elezioni politiche nazionali (responsabile anche la mai troppo vituperata e ancora vigente legge elettorale); il secondo profilo è legato ai molteplici tentativi di strumentalizzazione in chiave politica dell’istituto referendario praticati nel corso del tempo (dal mancato abbinamento dei referendum con altre tornate elettorali, alla scarsa copertura informativa di cui generalmente godono le medesime iniziative); un terzo profilo, infine, di carattere tecnico, è legato specificamente alla consistenza del quorum previsto dall’istituto e alle ipotesi, in parte già esplorate, sia in ambito scientifico che legislativo, di una sua riconsiderazione in chiave moderna, ovvero tenendo conto, al fine di una sua valorizzazione, delle mutate dinamiche, quantitative e qualitative, della partecipazione elettorale oggi, non solo in Italia. Sono questi alcuni dei temi (insieme a quello della legge elettorale) sui quali vale ancora la pena di perseverare nella riflessione, per elaborare proposte utili a favorire un reale ed effettivo protagonismo dei cittadini nella vita politica del nostro Paese.

*(Questo articolo è pubblicato sul n. 6/Giugno 2011 della rivista Segno, in questi giorni in arrivo nelle case dei suoi lettori).

Categoria: comunicazioni

acqua

Referendum Acqua. La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica invita ad andare a votare il prossimo 12 giugno. L’acqua è un bene essenziale, ma per il credente è un dono che serve.

Per questo motivo, la Presidenza nazionale Ac ritiene che:

  • sia doveroso partecipare al referendum abrogativo del 12 giugno prossimo ed esprimere il proprio voto in libertà di coscienza;
  • sia necessario informarsi in modo completo e senza lasciarsi irretire dalle diverse strumentalizzazioni politiche. A questo proposito, l’associazione, attraverso il proprio sito internet e le proprie riviste, assicurerà pareri e materiali informativi in cui saranno rispettate le diverse posizioni.

La Presidenza nazionale Ac aggiunge inoltre un proprio parere, auspicando possa essere un utile contributo per un dibattito serio e sereno. La Presidenza è nel complesso scettica verso misure legislative che mirino a introdurre la

logica del profitto nella gestione di un dono che ha a che fare con l’esistenza delle persone. Appare necessario che i legislatori trovino forme più equilibrate della legge Ronchi per tutelare l’assoluta fruibilità dell’acqua per ogni persona, specialmente le più bisognose. E’ altresì importante che il ruolo degli enti locali, quali garanti della giusta ed equa distribuzione dei beni, non venga sacrificato in nome di un’iniziativa privata della quale non si riescono a prevedere con certezza i limiti, i contorni e i risultati. La Presidenza riconosce l’essenziale contributo dell’iniziativa privata per la crescita del Paese, ma ritiene che quando si parla di acqua non sono ammesse - nell’interesse di tutti, ma soprattutto dei cittadini - fughe in avanti, né tantomeno scelte legislative assunte senza il dovuto e approfondito confronto con i soggetti della società civile più attenti ai bisogni degli ultimi.
Il re

ferendum-day propone altri due quesiti di estrema delicatezza e complessità. In breve e semplificando: un pronunciamento sul ritorno di centrali nucleari sul territorio italiano; un pronunciamento sul cosiddetto “legittimo impedimento”, legge che permette alle principali cariche pubbliche di non presenziare ad udienze giudiziarie se coincidenti con impegni politici.
Anche per questi due quesiti la presidenza nazionale Ac assicura un’ampia copertura informativa e auspica un’ampia, consapevole e libera partecipazione al voto.
Nel merito, la presidenza nazionale, come contributo al dibattito, ritiene di poter condividere con l’opinione pubblica due principi:

  • per quanto riguarda il nucleare, la necessità di sondare ogni parere, incentivare la ricerca e mettere in campo qualsiasi approfondimento prima di assumere scelte che potrebbero arrecare rischi alla salute dei cittadini. La salute della persona, come l’indispensabilità dell’acqua, sono temi per i quali è richiesto sempre e in ogni caso il massimo del confronto, evitando derive ideologiche;
  • per quanto riguarda il “legittimo impedimento”, la Presidenza nazionale ritiene che sia da salvaguardare, in un periodo così complesso dal punto di vista sociale, etico e morale, l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge.

Si ribadisce che lo sforzo dell’associazione, su tutti i quesiti referendari, sarà quello di motivare la partecipazione al voto e informare/formare con la massima obiettività. Ai soci dell’associazione, e a tutti i cittadini, chiediamo di presentarsi al voto con senso di responsabilità, concreti strumenti di valutazione e, soprattutto, libertà di coscienza.

Categoria: Senza categoria

volantino_incontri_2011_terni

Incontri per giovanissimi - giovani ed adulti che si terranno fino a maggio 2011 nella diocesi di Terni - Narni Amelia